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TAR Lazio 18 dicembre 2018, n. 999 
Incompatibilità e vicinitas nei concorsi pubblici

La sentenza esamina la problematica della mancata conoscenza dei criteri di valutazione e del concetto di “vicinitas” intesa in senso di colleganza, considerato che il candidato vincitore ed un componente della Commissione sono stati  colleghi all’interno dello stesso Istituto scolastico. E’ da ricordare che una generica colleganza d’ufficio non ingenera a priori una causa di astensione obbligatoria, lo diventa quando questa sia qualificata in modo aggravante dalla peculiare vicinanza di rapporti, come nel caso de quo in cui entrambi gli insegnanti lavoravano nel medesimo Istituto scolastico. In questo caso l’astensione del Commissario doveva essere obbligatoria per garantire una valutazione serena ed un giudizio equo. Quanto ai criteri di valutazione, gli stessi, erroneamente, non sono stati elaborati prime dello svolgimento delle prove, e conseguentemente prima della conoscenza delle generalità dei candidati;  in tal modo non si può escludere che, potenzialmente, i criteri siano stati costruiti “ad hoc” per taluno dei partecipanti: ciò, oltre a essere una violazione di quanto contenuto nel regolamento generale dei concorsi, è un elemento essenziale nello svolgimento dei concorsi. Venendo ai contenuti di detti criteri, gli stessi devono essere aderenti alla posizione per cui si compete, non devono essere generali e devono consentire di comprendere le modalità di attribuzione del punteggio. Se ne deduce e va quindi sempre ricordato che l’attenzione al momento temporale dei vari adempimenti della Commissione, non costituisce mero adempimento procedurale, ma serve a costruire opportunamente l’aspetto motivazionale della sostanza della procedura, la valutazione, che deve comunque garantire i principi di trasparenza ed equità.


TAR Lazio 6 febbraio 2019, n. 2111 
Illegittimità del voto minimo di laurea

La decisione in commento esamina il caso in cui un bando di concorso richiede oltre al possesso del diploma di laurea una votazione minima di “105/110 o equivalente” per l’accesso a una posizione equivalente a quella di “funzionario”. Richiamando la normativa generale in materia concorsuale (DPR 487/1994) il Collegio rileva che il possesso del titolo di laurea sia di per sé sufficiente per poter partecipare alla procedura concorsuale, e che richiedere un punteggio minimo è ammissibile solo per particolari profili di qualifica o categoria. Ebbene, la “razionalità di uno sbarramento preselettivo” richiede un’adeguata motivazione nel bando di concorso, perché costituisce deroga al principio generale: non è sufficiente l’inserimento della professionalità in un peculiare contesto operativo per legittimare l’esclusione dalla partecipazione di candidati dal curriculum universitario meno brillante, considerato anche che il punteggio non assume valore assoluto, ma è il frutto di molteplici variabili. La pronuncia in esame è rilevante sotto un duplice aspetto: quello motivazionale e quello sostanziale. Dal punto di vista motivazionale è bene ricordare che anche in sede di redazione di bando è necessario sviluppare l’iter argomentativo di tutte le scelte che possono avere un marcato profilo discrezionale, come quello di decidere una soglia minima del titolo di accesso al concorso. Dal punto di vista sostanziale è doveroso ricordare che le deroghe a principi generali devono essere sostenute da reali motivazioni di merito: ciò a dire che vanno esaurientemente descritte le funzioni che debbono connotare la particolarità di un profilo professionale pena, come in questo caso, la censura giurisdizionale.


Consiglio di Stato, III, 28 febbraio 2019, n. 2775 
Un decalogo per i concorsi pubblici

Con una sentenza a dir poco eccezionale, il Consiglio di Stato interviene duramente sui lavori di una Commissione giudicatrice particolarmente... disattenta alle procedure e alla ritualità concorsuali.

Ne scaturisce una vero e proprio decalogo comportamentale, perfetto per il personale tecnico amministrativo delle Università e degli Enti pubblici di ricerca chiamato a svolgere le funzioni di segretario.