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Consiglio di Stato, VI, 4 ottobre 2018, n. 1321
Plurime e diverse valutazioni ASN

La sentenza analizza il caso di diversa valutazione di un candidato in sede di conseguimento di abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario. Negata l’abilitazione alla ricorrente una prima volta, ottenuto giudizio negativo una seconda volta a seguito di provvedimento giurisdizionale che nominava una nuova commissione, ed ancora una terza volta, sempre a seguito di richiesta di rivalutazione ad opera di esecuzione di provvedimento giurisdizionale e pur sempre con giudizi diversi (buono, accettabile e limitato livello di classificazione), la ricorrente impugnava anche quest’ultimo diniego. Ora, ciò che preme evidenziare è il durissimo giudizio sull’operato della pubblica amministrazione italiana da parte del Collegio:” Non è dato comprendere come la medesima comunità scientifica abbia potuto valutare in modo così divaricato le pubblicazioni dell’appellante… Il sovvertimento della portata dei giudizi precedenti… appare sintomatico di un andamento perplesso e contraddittorio della pubblica amministrazione.” La Curia amministrativa si spinge anche oltre, considerando che il meccanismo del processo amministrativo non consente all’istante di ottenere il bene della vita richiesto, ma consente solo in via mediata, quale bene intermedio, di poter ambire a vedere realizzato il risultato sperato. Ed è per questo che richiamati i principi del nuovo processo amministrativo, si rimarca il potere del giudice della cognizione di disporre misure che garantiscano una tutela piena ed effettiva e di ottenere un provvedimento di tutela adeguato, anche con la consumazione della discrezionalità. Le argomentazioni arrivano al risultato estremo. Nel caso in esame, si dice, il susseguirsi di tre giudicati amministrativi ha comunque l’effetto di “svuotare l’amministrazione del proprio potere discrezionale”, e proprio per tale motivo “nel dare esecuzione alla sentenza il Ministero appellato dovrà rilasciare l’abilitazione per cui è causa in favore dell’appellante”, con, pure, condanna alle spese per l’Amministrazione intimata. Il bene della vita è ottenuto dalla consumazione della discrezionalità, dunque. La decisione motivata in modo articolato fa riflettere e, personalmente, lascia disorientati per il risultato estremo che le argomentazioni prodotte hanno confezionato. Nuovi confini vengono tracciati per concetti giuridici cardine come la discrezionalità, forti esami di coscienza per tutti noi, operatori della amministrazione pubblica, chiamati a rispondere alla coerenza prima ancora che al diritto.

 


 

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TAR Lazio 18 dicembre 2018, n. 999 
Incompatibilità e vicinitas nei concorsi pubblici

La sentenza esamina la problematica della mancata conoscenza dei criteri di valutazione e del concetto di “vicinitas” intesa in senso di colleganza, considerato che il candidato vincitore ed un componente della Commissione sono stati  colleghi all’interno dello stesso Istituto scolastico. E’ da ricordare che una generica colleganza d’ufficio non ingenera a priori una causa di astensione obbligatoria, lo diventa quando questa sia qualificata in modo aggravante dalla peculiare vicinanza di rapporti, come nel caso de quo in cui entrambi gli insegnanti lavoravano nel medesimo Istituto scolastico. In questo caso l’astensione del Commissario doveva essere obbligatoria per garantire una valutazione serena ed un giudizio equo. Quanto ai criteri di valutazione, gli stessi, erroneamente, non sono stati elaborati prime dello svolgimento delle prove, e conseguentemente prima della conoscenza delle generalità dei candidati;  in tal modo non si può escludere che, potenzialmente, i criteri siano stati costruiti “ad hoc” per taluno dei partecipanti: ciò, oltre a essere una violazione di quanto contenuto nel regolamento generale dei concorsi, è un elemento essenziale nello svolgimento dei concorsi. Venendo ai contenuti di detti criteri, gli stessi devono essere aderenti alla posizione per cui si compete, non devono essere generali e devono consentire di comprendere le modalità di attribuzione del punteggio. Se ne deduce e va quindi sempre ricordato che l’attenzione al momento temporale dei vari adempimenti della Commissione, non costituisce mero adempimento procedurale, ma serve a costruire opportunamente l’aspetto motivazionale della sostanza della procedura, la valutazione, che deve comunque garantire i principi di trasparenza ed equità.


TAR Lazio 6 febbraio 2019, n. 2111 
Illegittimità del voto minimo di laurea

La decisione in commento esamina il caso in cui un bando di concorso richiede oltre al possesso del diploma di laurea una votazione minima di “105/110 o equivalente” per l’accesso a una posizione equivalente a quella di “funzionario”. Richiamando la normativa generale in materia concorsuale (DPR 487/1994) il Collegio rileva che il possesso del titolo di laurea sia di per sé sufficiente per poter partecipare alla procedura concorsuale, e che richiedere un punteggio minimo è ammissibile solo per particolari profili di qualifica o categoria. Ebbene, la “razionalità di uno sbarramento preselettivo” richiede un’adeguata motivazione nel bando di concorso, perché costituisce deroga al principio generale: non è sufficiente l’inserimento della professionalità in un peculiare contesto operativo per legittimare l’esclusione dalla partecipazione di candidati dal curriculum universitario meno brillante, considerato anche che il punteggio non assume valore assoluto, ma è il frutto di molteplici variabili. La pronuncia in esame è rilevante sotto un duplice aspetto: quello motivazionale e quello sostanziale. Dal punto di vista motivazionale è bene ricordare che anche in sede di redazione di bando è necessario sviluppare l’iter argomentativo di tutte le scelte che possono avere un marcato profilo discrezionale, come quello di decidere una soglia minima del titolo di accesso al concorso. Dal punto di vista sostanziale è doveroso ricordare che le deroghe a principi generali devono essere sostenute da reali motivazioni di merito: ciò a dire che vanno esaurientemente descritte le funzioni che debbono connotare la particolarità di un profilo professionale pena, come in questo caso, la censura giurisdizionale.


Consiglio di Stato, III, 28 febbraio 2019, n. 2775 
Un decalogo per i concorsi pubblici

Con una sentenza a dir poco eccezionale, il Consiglio di Stato interviene duramente sui lavori di una Commissione giudicatrice particolarmente... disattenta alle procedure e alla ritualità concorsuali.

Ne scaturisce una vero e proprio decalogo comportamentale, perfetto per il personale tecnico amministrativo delle Università e degli Enti pubblici di ricerca chiamato a svolgere le funzioni di segretario.

L'Umanesimo manageriale è un progetto dell'Università degli Studi dell'Insubria per la costruzione di manager rispettosi della persona. 


(Como, 2 marzo 2015 - da sx a dx: Gianni Penzo Doria, Simone Vender, Alfredo Biffi, Grazia Mannozzi e Giovanni Lodigiani)

 


(Varese, 12 maggio 2015: Luca Gallo, Capo Ufficio Relazioni internazionali illustra la spada giapponese - Nihonto)

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