IL DIRITTO PER I NEMICI SI APPLICA E PER GLI AMICI DI INTERPRETA
(anche in periodo di pandemia)

Ieri, 19 maggio, il sito ROARS pubblicava una interessante riflessione del Prof. Mauro Moretti relativa alla corretta composizione delle Commissioni degli esami di profitto nelle Università, con particolare riferimento alla emergenza e alle correlate modalità di espletamento (da remoto) delle prove.

Sostiene, giustamente, Moretti che la norma applicabile alla fattispecie sarebbe, ancora, da rinvenirsi negli artt. 42 segg. del R.D. 4 giugno 1938, n. 1269, con il quale si prescrive che gli esami universitari si svolgono di fronte a una Commissione composta da 3 membri, ivi compreso il titolare dell’insegnamento (da qui deriva, aggiungiamo noi, la valutazione in trentesimi, poiché a ciascun commissario è riservato un massimo di 10 punti). Sostiene, infine, il Prof. Moretti che in tempi di pandemia e nella consapevolezza di dover predisporre le prossime sessioni d’esame estive tutte da remoto (con gli studenti a casa di fronte al proprio PC dotato di telecamera e microfono e la Commissione schierata anch’essa da remoto) sarebbe stato opportuno prevedere, in uno dei provvedimenti dell’emergenza (Decreto Legge? Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri?) una deroga al Regio Decreto consentendo la composizione monocratica (del solo docente titolare della materia) della commissione.

L’argomentare del prof. Moretti è molto convincente e lucido, tuttavia occorre fare un po’ di chiarezza, perché temo che la situazione sia persino peggiore rispetto a quella così chiaramente illustrata dal Collega Prof. Moretti.

Infatti, molti Atenei in occasione dell’approvazione dei nuovi Statuti (e dei relativi Regolamenti) a seguito dell’entrata in vigore della Legge Gelmini, hanno considerato le disposizioni del Regio Decreto del 1938 caduti in desuetudine o implicitamente abrogate in ragione dell’autonomia universitaria riconosciuta e tutelata dalla Costituzione e hanno molto spesso “rivisto” le Commissioni d’esame (e anche quelle di laurea) prevedendo, ad esempio, che esse possano essere composte anche solo di 2 componenti (persino con un solo docente di ruolo e un “cultore della materia”).

In disparte la violazione del principio secondo il quale tres faciunt collegium, ciò che appare davvero strano, dunque, è la circostanza secondo la quale gli Atenei si sarebbero “appropriati” di una competenza che ancora spetterebbe alla legge (una situazione simile è quella relativa all’inizio dell’anno accademico che la legge fissa all’1 novembre). Ora, per tornare alla questione posta nel contributo di Moretti, mi pare che la cosa possa essere posta in questi termini: o la determinazione della composizione delle Commissioni spetta ancora alla legge dello Stato e, allora, una eventuale deroga per ragioni eccezionali potrà esser disposta con fonte di pari grado, oppure il Regio Decreto del 1938 è implicitamente abrogato per incompatibilità con le disposizioni di legge successive, e dunque spetta agli Atenei disporre, in ragione della pandemia, che le commissioni possano eccezionalmente esser composte da un solo membro. Tertium non datur!

Saverio Regasto
professore ordinario dell'Università degli Studi di Brescia

 


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