Oggi vogliamo ragionare sull’interpretazione dell’articolo 18 comma 1 lettera b) della legge 30 dicembre 2010, n. 240 in relazione al rapporto “more uxorio” o convivenza di fatto: come noto recentemente la sentenza della Corte Costituzionale n. 78/2019 ha sancito la legittimità della norma e la corretta esclusione del coniugio dalle categorie cui la legge nega la possibile partecipazione ai procedimenti di chiamata dei professori universitari di prima e di seconda fascia basandole sulle ragioni dell’”unità familiare, esse stesse costituzionalmente tutelate”.

Secondo la Corte “Il coniugio richiede, infatti, un diverso bilanciamento. Esso pone a fronte dell’imparzialità non soltanto il diritto a partecipare ai concorsi, ma anche le molteplici ragioni dell’unità familiare, esse stesse costituzionalmente tutelate. Sono infatti fuor di dubbio le peculiarità del vincolo matrimoniale rispetto a tutte le altre situazioni personali contemplate dalla disposizione censurata. Il matrimonio scaturisce di frequente da una relazione che, nell’università come altrove, si forma nell’ambiente di lavoro dove si radicano le prospettive future di entrambe le parti. Si caratterizza per l’elemento volontaristico, viceversa mancante negli altri rapporti considerati, e comporta convivenza, responsabilità e doveri di cura reciproca e dei figli, così come previsto dal codice civile.”  Il richiamo è, evidentemente, all’articolo 29 della Costituzione, secondo il quale, comma 1, “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.” E’ dunque assimilabile la famiglia di fatto al matrimonio? Attenzione, una lettura costituzionalmente orientata direbbe di no, o, quantomeno, la questione non è così scontata, come potrebbe apparire. Per riflettere proviamo a richiamare le argomentazioni della sentenza TAR Toscana, n. 350/2019 e cerchiamo di capire se applicare detta interpretazione anche al rapporto dei conviventi di fatto equiparandolo al coniugio.

Il collegio toscano ritiene di dover applicare il regime delle incompatibilità di cui all’art. 18 comma b) anche al rapporto more uxorio, stante, anche in questo caso, l’identità della ratio e la “sostanziale equiparazione posta in essere dal Legislatore e dalla Giurisprudenza” tra il rapporto matrimoniale e le c.d. convivenze di fatto, in un progressivo avvicinamento approdato alla Legge 20 maggio 2016 n. 76 – “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”. E’ chiaro l’intento del legislatore che, pur nelle legittime differenze e con i necessari distinguo, vuole estendere le tutele del matrimonio a rapporti caratterizzati da una convivenza stabile, posto che “…Tutte le volte in cui si sia in presenza di un rapporto di convivenza con caratteri di stabilità equiparabili al rapporto di coniugio deve ritenersi che non sussistano elementi per differenziare il regime giuridico e, ciò, specie nel campo dei divieti di partecipazione alle procedure concorsuali, dove si intende evitare le ingerenze nella procedura riconducibile all’esistenza di un legame tra due soggetti, uno dei quali riveste un incarico potenzialmente idoneo a ledere i principi di par condicio e trasparenza.” Nessuna differenza dunque, secondo il TAR Toscana, quanto al divieto di partecipazione ai procedimenti di chiamata, tra coniugi e conviventi di fatto dal momento che in entrambi i casi sussiste la necessità di evitare interferenze che possono derivare dal rapporto di “stretta familiarità” con la struttura che effettua la chiamata.

Anche la nota MIUR segnala, altresì, che “alcune recenti pronunce della giurisprudenza amministrativa propendono nel senso di ravvisare l’esistenza di una situazione di incompatibilità a partecipare alle procedure di reclutamento la cui attivazione sia deliberata dal Dipartimento cui il docente stesso afferisca in qualità di componente del relativo Organo (Consiglio di Dipartimento) (sentenze del Consiglio di Stato n. 477/2019 e del TAR PUGLIA n. 367/2019)” per concludere che “Tali pronunciamenti non appaiono in linea con i principi affermati nella sentenza della Corte Costituzionale sopra richiamata, con la quale è stato affermato che la libertà di partecipazione alle procedure concorsuali non potrebbe essere assoggettata a limitazioni per via di interpretazione estensiva, ma esclusivamente a limiti previsti da specifiche disposizioni di legge”.

Ebbene, la sentenza TAR Puglia richiamata tratta proprio del rapporto more uxorio, deducendo che la sussistenza di uno stabile rapporto di convivenza dimostra la contestata causa di incompatibilità, tuttavia ferme restando le indicazioni ministeriali si deve precisare che la Corte Costituzionale si è limitata a richiamare precetti costituzionali e che l’applicazione del principio ai rapporti di convivenza di fatto necessita di un ulteriore passaggio logico.

Attenzione poi ai regolamenti universitari interni: dovranno essere opportunamente ripensati.

TAR Puglia 367/2019 

Approfondimento n. 2  

TAR Toscana, I, 6 febbraio 2019, n. 350 

Corte Costituzionale, 9 aprile 2019, n. 78 

MIUR, Nota 18 aprile 2019, n. 39420 


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